Langue (poesia introspettiva) Langue il ricordo, sempre langue, di una distanza non colmata. Dolore appena lenito da ciocche vespertine, quando la notte e’ latrice di sogni. Ulula alla luna il lupo delle tenebre, fagocita con ghigno la falce dell’astro indorato, deposito del sonno mai saziante. Ma io vivo del giorno. Vivo della sua luce, e cancello gli incubi per credermi invincibile. Vivo delle ore che in fila se ne vanno, mute, sul calendario orma gualcita di carta. Langue e langue ancora, nella caverna ombrosa, il desiderio di riavere ogni cosa passata. Ma nulla si trattiene nella greve dimora. La sua memoria e’ il vento, che trasporta lontano. Roberta Vasselli Venezia, 14 ottobre 2004